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I tessuti delle Navi Romane di Nemi  

Obiettivi

Nell’ambito della collaborazione scientifica con il Museo delle Navi Romane di Nemi (RM), il centro A3Tex è impegnato nella catalogazione, documentazione e studio dei manufatti tessili e degli intrecci vegetali associati alle navi romane rivenute nel lago di Nemi, con l’obiettivo di comprenderne le materie prime e le tecniche di manifattura, come anche di approfondire la tematica del riciclo dei tessuti e della loro funzione nel settore navale. 

Oltre alle attività di ricerca e di diagnostica, il progetto intraprende attività per una migliore conservazione dei rinvenimenti tessili e organici, promuovendone la valorizzazione anche grazie all’applicazione delle tecnologie digitali. 

Ente Organizzatore e Collaborazioni
Sapienza Università di Roma in collaborazione con il Museo delle Navi Romane di Nemi, Direzione Generale Musei Nazionali Lazio (DRML).

Direzione Scientifica
Dott.ssa Daniela De Angelis (Direttrice)

Maggiori Informazioni
Museo delle Navi Romane di Nemi – DRML

La scoperta e il recupero delle navi

Il Museo delle Navi Romane a Nemi fu costruito tra il 1933 e il 1939 per ospitare due grandi navi appartenute all’imperatore Caligola (37-41 d.C.), recuperate dalle acque del lago tra il 1929 e il 1931. Si tratta del primo museo in Italia progettato in funzione del suo contenuto: due imponenti scafi, che misurano rispettivamente 71,30 x 20 e 73 x 24 metri.

Il progetto di recupero, approvato dal Governo italiano il 3 gennaio 1928, prese avvio il 20 ottobre dello stesso anno con il prosciugamento del lago mediante pompe. Nel settembre 1929 emerse il primo scafo, seguito nell’ottobre 1932 dalla seconda nave. La costruzione del museo per ospitare e conservare le navi iniziò quasi subito e fu completata il 15 ottobre 1935, ad eccezione della facciata rivolta verso il lago, chiusa solo dopo il posizionamento delle navi, avvenuto entro il 1936. Purtroppo, la notte del 31 maggio 1944, poco prima dell’ingresso delle truppe americane a Roma, un incendio devastò il museo, distruggendo entrambe le imbarcazioni.

Le navi dell’imperatore Caligola (37-41 d.C.)

I due scafi costituivano un unicum non solo per le loro dimensioni, ma anche per la loro funzione: il primo scafo era una vera e propria residenza galleggiante, mentre il secondo aveva un uso cerimoniale, probabilmente in connessione con il vicino Santuario di Diana. Entrambe sembrano essere state destinate alla celebrazione di riti religiosi.

Dopo la morte di Caligola, condannato alla damnatio memoriae, è plausibile che le navi abbiano subito la stessa sorte, venendo spogliate dei loro ornamenti più preziosi e intenzionalmente affondate. Ciononostante, una volta recuperate, la loro imponenza risultava ancora evidente: lo studio delle parti dello scafo conservatesi sott’acqua permisero di analizzarne in dettaglio le tecniche costruttive e gli elementi strutturali, rivoluzionando la conoscenza della tecnologia navale romana. 

I manufatti tessili

Durante il riordino del deposito del Museo delle Navi Romane di Nemi e l’inventario dei reperti, sono stati “riscoperti” diversi manufatti tessili in fibra – tra cui frammenti tessili, corde, e resti di calafataggio recuperati in relazione alla seconda nave rinvenuta nel lago di Nemi. Tra i materiali fibrosi si segnalano diversi frammenti di corde utilizzate per legare i resti della cassa lignea che ospitava l’ancora e per avvolgere l’ancora stessa.

Per quanto riguarda i tessuti, invece, vi sono testimonianze del loro utilizzo e riciclo come possibili componenti impermeabilizzanti o calafatanti delle imbarcazioni. Questo aspetto, particolarmente interessante nel contesto del riuso e del riciclo tessile nell’antica Roma, trova nel caso studio di Nemi un’importante fonte di approfondimento. I materiali recentemente riscoperti rappresentano un’opportunità unica per studiare da vicino un aspetto poco noto dell’economia romana e arricchire le conoscenze sui tessuti di età imperiale.

Team di Ricerca

Daniela De Angelis (Direzione Generale Musei Lazio), Francesca Coletti (Sapienza), Marco Galli (Sapienza), Margerita Gleba (Università di Padova), Ilaria Serafini (Sapienza).